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Vogliamo raccontare la storia di Fabrizio Festa, artista che negli anni ha lavorato molto e che oggi ha la cura del dettaglio come obiettivo principale della sua arte.

Come è nata la tua passione per la musica e come l’hai sviluppata per farla diventare la tua professione?
Si nasce con la musica dentro, nel nostro codice genetico. Si ha la musica che scorre nel sangue generazionale, e chissà da quanti antenati e vite precedenti. La passione è una logica conseguenza. Ne prendi consapevolezza dopo anni e ti accorgi e ricordi di quanto fosse “naturale” sin da piccolo l’ascolto e la “prevedibilità” di melodia e armonia. Si tratta di un codice stampato dentro, sai che è l’espressione più naturale che hai per comunicare, esprimere le tue emozioni. Anche prendere uno strumento in mano, dal momento che ti viene donato, è segno che tu possa sviluppare negli anni la tua arte. Lo sviluppo però richiede una dedizione totale, per raggiungere quantomeno la soddisfazione di percepire che sei arrivato a scrivere canzoni degne del loro nome.
C’è una dedizione totale per arrivare ad essere completo. E la curiosità è il percorso che aiuta a guardare le cose con amore e interesse.


Qual è oggi il ruolo dell’autore nel panorama della musica italiana. E tu che tipo di finestra ti sei aperto?
Non credo che esista più il ruolo di autore, seppur di autori bravi ce ne siano. La svalutazione economica dell’arte musicale  ha fatto sì che non si potesse più pensare di poter fare un cammino in tal senso. Oggi tutto è così esternamente e socialmente frammentato culturalmente ed economicamente, che se di autori possiamo parlare, rimangono quelli che con la sola passione cercano coraggiosamente di raccogliere i pezzi di un puzzle e riordinarli nella vita, per fare dignitosamente un cammino artistico.
Per fare l’autore ci vuole tempo, dedizione, studio, e tutto questo deve essere supportato e compreso da un sistema che non tutela più gli autori. Per quanto mi riguarda, sono autore di e per me stesso, vivo l’arte musicale come “assoluta”, devo vivere e aver vissuto ogni parola, ogni melodia che canto per la mia essenza. Poi può capitare, come è accaduto, che scrivi qualcosa che onestamente senti bene per una figura femminile. Per un’altra voce, un’altra anima, ma deve avvenire in maniera naturale, senza pressioni né condizionamenti. La creazione è qualcosa di miracolosamente sacro, e non può esser profanato. Anche una sola finestra di stima nei miei confronti è già tanto.


L’importanza del testo: oggi in Italia non ci sono scuole che insegnano a scrivere per musica. Tu che ne pensi? Quali studi e percorsi hai seguito? Come ti sei strutturato?
C’è il CET di Mogol che è una scuola importante per aiutare i giovani artisti ad “imparare” l’arte della scrittura testuale e non solo. Però nella scrittura di un testo, un insegnante può darti degli imput, e di quelli devi farne tesoro, ma poi devi essere te stesso. E su te stesso devi fare un percorso approfondito. Il testo è fondamentale quanto la parte melodico/armonica. Deve essere un tutt’uno affinché si possa parlare di forma canzone. Tornando a Mogol, quel che riuscirono a fare con Battisti è l’esatta fotografia di quel che intendo. C’era una attenzione assoluta sia nella parte musicale che nella testuale, nulla lasciato al caso. Innovazione e ricerca musicale, personalizzata, metodo, disciplina e sapienza.
Credo che per iniziare a scrivere testi, fondamentalmente sia necessaria una cultura a 360 gradi, e anche un’attenzione all’aspetto socio/politico in cui vivi. Le canzoni racchiudono tante cose dentro e le percepisci solo quando hai fatto e fai un percorso di sincera e necessaria dedizione. Che è essenzialmente una tua profonda necessità, non una vanità.


Vivere di musica oggi è possibile? Anche a fronte della crisi sociale causa pandemia?
La pandemia ha acuito un problema che persiste da molti anni. La tutela dell’opera d’arte e i suoi diritti. In questo mondo non si può pensare di “regalare” la propria professione. L’Arte dev’essere intesa come professionalità. Se si potesse vivere di sola aria, saremmo tutti ben felici di esprimerci senza quel compenso necessario, ma così non è. Ormai è un’utopia, ma va detto, prima o poi qualcosa dovrà accadere affinché si torni a rispettare economicamente l’artista. Troppe “licenze” gratuite per ascoltare musica. Ma anche qui, il problema è culturale, strutturale. Dirò un’ovvietà, ma ad ognuno le proprie competenze. Si vive di musica, come insegnanti nelle scuole, come turnisti nei live, come ancora pochi e rari autori, con i concerti. Ma paradossalmente quella che dovrebbe essere la fonte di entrata primaria, non esiste più, o meglio, i diritti sono così bassi che non equivalgono al giusto compenso, per un supporto fisico che può essere un vinile o anche quello “fluido” dell’era Internet. Non si può pensare di far musica per “hobby”, alla lunga la musica ne risente nella scrittura, che è necessaria bellezza e cultura per tutti, non solo per chi la fa.

L
a tua biografia racconta un grande sforzo per arrivare al successo: puoi raccontarci meglio i tuoi sentimenti in questi anni?
La mia biografica segna un percorso lungo e faticoso che racconta che se vuoi farcela non puoi stare fermo. I sentimenti sono stati molto spesso contrastanti, ma così va il mondo, fatto di infinite “sfumature” non solo nel settore musicale, dobbiamo prenderne atto, senza vittimismo. Io ho anche avuto fortuna incontrando addetti ai lavori, artisti, che mi ha lasciato nel bene o nel male la loro essenza. Ho sempre fatto tesoro di tutte le esperienze e devo dire che mi hanno lucidato coscienza e crescita artistica.

I tuoi progetti futuri? Qualche anticipazione?
Il 16 maggio
esce il mio nuovo progetto/canzone. Lo definisco progetto, proprio perché, dietro ad una canzone c’è un lavoro enorme. Dalla scrittura, alla realizzazione audio, per poi passare alla fase “cinematografica” del video. Dopo molti anni dove ho sentito forte la necessità di raccontare il sociale, oggi sono dentro al flusso del sentimento amoroso. L’amore. Se ci penso, è la prima canzone d’amore “frontale” che pubblico. Frontale intesa come a due, solitamente ho raccontato l’amore universale, il nobile cammino d’insieme, ma questa è una storia d’innamoramento tra uomo e donna, una sorta di dichiarazione diretta e di tutto quello che l’amore è in grado di fare.
Di trasformarci la vita solo in meglio e di vivere miracolosamente dentro le emozioni, dentro la bellezza, dentro gli sguardi.

Per approfondire http://www.fabriziofesta.it/dime.html

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